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LO SCANDALO – Arresti all’Asl, 16 indagati: 9 ai domiciliari e 7 sospesi

 
15 Giugno 2016 – CRONACA. In data odierna, i Carabinieri della Stazione di Valle di Maddaloni hanno dato esecuzione alla misura cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, nei confronti di sedici indagati (nove agli arresti domiciliari e sette sospesi dal pubblico impiego), tutti dipendenti dell’A.S.L. di Caserta, tra cui cinque dirigenti, in servizio presso il Distretto 13 di Maddaloni (CE) di via Caudina, ritenuti responsabili, a vario titolo, di truffa e false attestazioni o certificazioni in concorso, con le aggravanti di aver commesso il fatto in danno di un ente pubblico, di aver cagionato alla parte offesa un danno patrimoniale di rilevante entità e con violazione di doveri inerenti a una funzione pubblica 0 a un pubblico servizio (art. 640, co. 1 e 2, c.p.,artt. 476, 479 c.p., art. 55-quinquies d.lgs. n. 165 del 2001).
L’indagine, condotta dal mese di ottobre a dicembre 2015, è stata espletata mediante attività di videoripresa, espletamento di mirati servizi di pedinamento e analisi dei tracciati dei cartellini magnetici di riconoscimento.
Le investigazioni hanno consentito di: – acclarare come gli indagati lasciavano il posto di lavoro subito dopo aver registrato la loro presenza mediante l’avvicinamento del badge in dotazione alla macchina c.d. marcatempo all’atto dell’inizio della giornata lavorativa, ottenendo così un’ingiusta corresponsione e arrecando un danno all’amministrazione, stimato dai 450 ai 3.400 euro; – documentare i casi in cui, alcuni dei destinatali del provvedimento, utilizzando i badge dei colleghi assenti, ne registravano fraudolentemente l’inizio del servizio; – riscontrare le responsabilità di due dirigenti dell’Unità Operativa di Medicina Legale, circa la falsa attestazione, in alcuni certificati di morte, della loro presenza presso le salme al fine di rilasciare la necessaria autorizzazione al seppellimento.
I Carabinieri, in particolare, hanno accertato come gli indagati, si allontanavano dal posto di lavoro senza segnalarne l’uscita, per dedicarsi ai loro impegni personali (jagging, shopping, accompagnare i figli a scuola). Sempre sul versante dell’assenteismo, nelle scorse settimane, la Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere ha chiuso le indagini nei confronti di settantanove persone, dipendenti del comune di Orta di Atella (e 1 soggetto estraneo al pubblico impiego), avanzando al Gip del locale Tribunale la richiesta di rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato.
Le indagini consentirono, già il 19 giugno 2015, l’esecuzione, da parte dei Carabinieri della Compagnia di Marcianise e della Stazione di Orta di Atella, di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare coercitiva (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) nei confronti dei ventiquattro dipendenti ora imputati nel medesimo procedimento.
La richiesta di rinvio a giudizio costituisce il completamento ed il successivo esito dell’attività investigativa che ha consentito di documentare, lungo l’arco di svariati mesi (anno 2014), anche attraverso le immagini acquisite da una telecamera, come i dipendenti comunali di Orta di Atella, pur figurando regolarmente in servizio, rimanessero in realtà assenti dal lavoro.
E’ stato inoltre acclarato come, in molti casi, i dipendenti infedeli – in concorso e alternandosi fra di loro – avessero timbrato i cartellini marcatempo, in ingresso e in uscita, anche per i colleghi assenti. In numerose circostanze, la condotta truffaldina è stata consumata da alcuni appartenenti alla locale Polizia Municipale, i quali si sono avvalsi della collaborazione di altro dipendente comunale, che marcava, per loro, il cartellino.
I delitti contestati ai dipendenti infedeli furono quelli di truffa aggravata in danno dell’ente locale, nonché la speciale ipotesi di reato introdotta dall’alt. 55-quinquies del d.lgs. 165/2001, il quale prevede la punizione del dipendente di una pubblica amministrazione che attesti falsamente la propria presenza in servizio mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente. Complessivamente, il danno cagionato all’Erario ammonta a circa 85.000 euro.