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In viaggio con Francesco, 6 – Da Hidroelectrica alla meraviglia del Mondo

La mattinata si presenta soleggiata. L’emozione la sento ed è forte. Percorrerò anche io quella strada. Il mezzo ci porterà ad Hidroelectrica. Per arrivare il percorso è quello da brividi. Da una guida scopriremo che, il 90 % dei turisti, raggiunge Aguas Calientes in treno. L’altro 10 in trekking. Siamo, praticamente, parte dello 0 %.

Ore di cammino in un furgone 16 posti lungo strade che salgono oltre i 4000 m per poi ridiscendere a quote più basse, accanto a strapiombi, ad un paesaggio che cambia dall’aridità delle prime montagne fino al verde fitto quando tocca il limite della foresta amazzonica. Il nostro mezzo ci lascia a pochi metri di cammino dalla stazione di Hidroelectrica.

Arrivo praticamente terrorizzato. Non conosco con precisione quale sia la strada più pericolosa del mondo però, questa percorsa oggi, di sicuro rientra nella top ten. Scendo dal bus e mentre gli altri cercano qualcosa da mangiare nell’unico esercizio commerciale della zona, io mi sdraio a terra poggiando la testa sullo zaino.

Rullo una sigaretta e la fumo mentre il sole lascia, ed anche celermente, il posto alle nuvole. Dopo circa dieci minuti in questa posizione, con i nervi totalmente rilassati, una dolce bambina dai capelli lisci e nerissimi, si avvicina e mi sferra un calcio sulla pancia. In quel momento non so se bestemmiare o giocare con lei.

Riesco a fare entrambi le cose. Alle 14:37 inizia il vero motivo nella mia personale scelta di viaggio in Perù. Percorrere il sentiero che, dalla stazione, mi porterà ad Aguas Calientes, punto di partenza per la visita a Macchu Picchu.

Comincio il mio cammino mentre il treno, di colore blu e rifiniture gialle, raccoglie la maggior parte dei turisti. Procedo con il binario a destra e le bettole adibite a bar dal lato opposto. Mi inoltro nella foresta. Le colorazioni vivaci delle diverse infiorescenze presenti, sono pennellate di colore che contrastano l’immensa tela verde amazzonica. Seguo il passo di due compagne di viaggio per non perdere il ritmo salvo staccarmi più tardi e godermi tutto ciò che mi circonda.

Le rocce levigate dal fiume e dal tempo, il rumore dell’acqua. I colori, il tempo che continua nella sua incertezza. I passi degli altri viaggiatori, il loro fiatone che si mescola col mio. Gli insetti, gli uccelli e gli animali che magari mi guardano ma sono ben nascosti dai miei occhi. In quel preciso momento, mi sento connesso con tutto ciò che mi circonda. Sento prevalere in me, ad ogni passo, un senso di piacere. Credo si chiami “felicità”.

Raggiungo Aguas Calientes alle 16.50. Una doccia calda e poi scendo. Trovo una panchina e mi gusto una birra piacevole tanto quanto le chiacchiere del giorno prima scendendo dalle montagne arcobaleno. La sera abbiamo i biglietti alla mano. Ingresso al sito alle 6 del mattino, uscita alle 9. Vado a letto con in mano un foglio che mi darà l’accesso ad una delle sette meraviglie del mondo moderno. Il giorno dopo, un bus s’inerpica per portarci all’ingresso. Di tanto in tanto, qualcuno transita con sulle spalle uno zaino che sembra quasi un monolocale. Sono coloro che percorrono l’Inka Trail. Fila fuori dal sito. Controllo del biglietto e dei documenti. Due brevi tornanti e di fronte, forse la parte più importante di questi sedici giorni.

Giorni trascorsi su aerei, barche, furgoncini, taxi logori e scarpe. Abbiamo macinato tanti km. Abbiamo camminato molto. Con lo zaino in spalla o senza. Con il passaporto in tasca. I soldi da cambiare. I gadget da portare a casa. Le lamentele per il traffico che nelle città peruviane è veramente impressionante. Il sudore. Il vestirsi a cipolla. Lima con la sorpresa di Patricio; Arequipa gridato nelle stazioni; le facce degli abitanti di Uros e Taquile. Taquile. Ma quanto sono belli gli scorci sulle acque cristalline del Titikaka visti da Taquile?

Le montagne colorate, i 5000 metri sul livello del mare. I soldi restanti da condividere con i tuoi compagni di viaggio per bere insieme quell’ultima birra ballando una musica fin troppo commerciale per i tuoi gusti e che, in fondo, hai sempre considerato di merda. Ma tutto ciò ti diverte e lo fai con piacere. Questo è tanto altro è stato il mio viaggio in Perù fino ad arrivare alla meraviglia. Di fronte alla città di Machu Picchu, non esiste modo di descrivere la bellezza che si presenta agli occhi.

La città, arrampicata sul picco centrale e contornata da monti e terrazzamenti è da sindrome di Stendhal. Cammino, ed ho di fronte lo scopo che conclude il mio o meglio il nostro viaggio. Macchu Picchu non ha bisogno di essere spiegata anche perché è tanto criptica che ogni cosa si “presume”.

Macchu Picchu non ha certezze se non quelle rinchiuse nelle pietre. Spero basterà questa immagine per dare a chi legge il senso. Tutto il resto sono lacrime di piacere che si attenueranno verso la via d’uscita.

MACCHU PICCHU

Scendiamo a piedi percorrendo il sentiero fatto perlopiù di gradini. Si uniscono a noi due randagi. Uno ci accompagna fino a metà strada per poi fermarsi. L’altra viene fino ad Aguas con noi per poi legarsi, probabilmente, ad altri turisti. Penso al corso della sua vita. La trascorrerà ogni giorno con persone diverse che l’accolgono con loro in cammino o con un altro dei tanti meticci incontrati lungo questo fantastico viaggio che termina qui.

Un percorso nel quale sento forte il desiderio o forse il dovere, di ringraziare la vita. Se vogliamo riusciamo, grazie alle emozioni che proviamo, a renderla veramente “bella”. Se vogliamo però. Auguro a tutti Voi una buona Vita. Francesco Torrico

P.S.: Un semplice e dovuto grazie ai miei compagni di viaggio. Max & Max, Eleonora, Marco, Luigi e Giorgia, Antonio e Daniela, Chiara, Susanna, Enrico, Francesca, Claudia, Erica ed Alessandra.

VAGABONDI IN PERU’