The Report Zone

Notizie e Reportage

MONDO – In India con Francesco: a Bikaner nel Tempio Giainista, il Tempio dei Topi e molto altro

Ore 8.40. Un classico treno indiano dalle innumerevoli classi (dall’élite al carro bestiame) ci aspetta. Prossima destinazione Bikaner. Otto ore mi scorrono lungo il finestrino a mostrare campi di tagete che si alternano a terra brulla. Piccoli centri a villaggi. Di tanto in tanto uno slum spesso a fare da cornice. Realizzati con qualsiasi materiale esistente a formare piccole capanne, una legata all’altra, che sono, per le persone che lo vivono, vere e proprie abitazioni. Spesso, fuori dagli stessi, si notano bambini che giocano con nulla. Dal mio schermo a scorrimento reale, vedo la quotidianità di chi non ha nulla ma si rincorre o rincorre qualcosa con una insolita felicità, pur se ricoperto da quattro stracci. Confronto i capricci dei nostri bambini con tanto, con la gioia dei piccoli abitanti dello slum che non hanno niente.

È meglio avere tanto ed essere tristi o essere felici con nulla?

Non lo so. 

Il treno si spinge avanti. Vivo una seconda classe fatta di agi sul mio seggiolino in simil pelle pronto a diventare letto. Ho visto una terza o forse quarta classe che mi ha ricordato le immagini della deportazione. Gente ammassata lungo un treno che percorre binari con ai bordi la spazzatura che si confonde con la natura circostante.

Un ragazzo che parla inglese si offre di darci tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Studia ingegneria in un’università prestigiosa e questo serve ancora di più a sottolineare le diverse sfaccettature dell’India che continua a scorrere sotto i miei occhi.

Arriviamo a Bikaner e raggiungiamo con il solito tuk tuk la splendida Haveli che ci ospita ed in cui, dopo una passeggiata e qualche birra, dormirò su di un telo poco spesso, immerso nel mio sacco lenzuolo e con un indiano dall’altra parte che, a differenza mia, si accontenta del pavimento. 

Il giorno dopo scopriamo la vera Bikaner. 

La nostra guida Bilal, dopo una colazione classica indiana con chapati, verdure e caffè nero, ci accompagna a prendere i mezzi che ci porteranno nel tempio Karni Mata.

Il nome di sicuro non vi dirà nulla. Ma sono certo che, almeno una volta ne avete sentito parlare in quanto è conosciuto come il tempio dei ratti. Ci togliamo le scarpe per entrare in questo tempio in cui, i seguaci della Dea Karni Mata, venerano i circa 25000 topi che lo abitano.

Successivamente visitiamo il Forte di Junaghar. La maestosità delle mura esterne in arenaria rossa, contrasta drasticamente con la minuziosità degli interni. Come un guerriero dal cuore buono, lascia in noi che lo visitiamo, un immenso senso allo stesso tempo di forza e delicatezza.

Dopo un pranzo frugale nel giardino adiacente all’uscita del forte, ci regaliamo un caffè al The Laxmi Nivas Palace non prima però di immortalare il gruppo d’avanti a questo che oggi è un hotel ma che fu commissionato dal maharajah Sir Ganga Singh come residenza reale.

Visitiamo all’ora del tramonto un tempio Giainista, religione che fa dell’austerità, il modo per liberarsi dal ciclo di nascita è morte. Non sarò qui ad elencare la storia, ma per darvi un’idea, un adepto nella sua vita, non si nutre di animali né tantomeno di piante come cipolle, patate o piante a bulbo in quanto,  dalla sua raccolta, si ucciderebbe l’intera pianta.

A piedi raggiungiamo il mercato cittadino fatto di profumi che si alternano a quel sapore acre che da una città indiana. Nel mezzo, una sosta per la solita foto da vip. Questa però è speciale. Infatti ce la chiede un ragazzo disabile che siede fuori dalla porta di casa. Bilal ci dice che è molto felice quando fa una foto con gli stranieri e quindi non perdiamo il tempo di metterci in posa con lui. Un bambino scatta con il suo smartphone. Lo salutiamo e ci ricambia con una felicità che mi cancella 24 ore di stanchezza. 

Ma a proposito di foto ci eravamo lasciati con una domanda: Perché vogliono foto con noi?

La risposta è che spesso a chiederle sono le persone che vivono nei villaggi e che non vedono mai la presenza di un occidentale. In pratica è come se, entrando in un bar di casa nostra, ci ritrovassimo difronte un Masai Keniano e gli chiediamo di immortalare il momento.

Dopo aver visto una breve performance dell’uomo con due metri di baffi, ritorniamo in hotel. Conosco Henrik. Un danese ultra sessantenne, barba e capelli lunghi e bianchi con il quale, dopo aver scambiato due chiacchiere, ricevo un dono parecchio gradito. 

Cena tipica a casa di Bilal e corsa in stazione. 

Il battesimo del treno notturno ci porterà a trascorrere la notte in un vagone condiviso con indiani ed altri viaggiatori alla volta di Jaisalmer. Francesco Torrico

TIENITI AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DELLA CITTA’, CLICCA SUL LOGO QUI SOTTO E SEGUI LA PAGINA “QUESTO E’ MONDRAGONE”